L’Italia si è dotata di una Legge sull’AI. Si tratta della Legge 132/2025 intitolata “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale” che pone il nostro Paese primo in Europa a intervenire nel campo della regolazione dell’intelligenza artificiale. Le disposizioni presenti si interpretano e si applicano in conformità con l’AI Act, il Regolamento europeo sull’artificial intelligence.

Nel testo legislativo sono iscritti principi per la ricerca e sviluppo di modelli di AI, oltre che di un loro sviluppo, adozione e applicazione. La finalità della legge è promuovere un uso corretto dell’intelligenza artificiale, pensato in una dimensione antropocentrica. L’uomo è al centro, quindi, per cogliere le opportunità offerte dall’AI, contando su un primo quadro che pone limiti e opportunità.

L’Italia ha anche stilato il primo standard nazionale in Europa che va a definire in modo sistematico e strutturato i profili di ruolo professionale che operano nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Lo ha fatto di recente con la pubblicazione della norma UNI 11621-8:2026.

Su cosa si basa la Legge sull’AI

Partiamo dalla legge sull’AI pubblicata dall’Italia. Essa fissa, innanzitutto, principi generali che riguardano ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione, applicazione e uso di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, il tutto ponendosi in obbedienza al quadro costituzionale, in materia di tutela della persona e dei pari diritti. L’attenzione è rivolta anche in materia di informazione e di riservatezza dei dati personali oltre che della sicurezza nazionale.

Stilati i principi generali, la Legge 132/2025 riporta le disposizioni di settore, primo dei quali l’ambito sanitario, quello più sensibile alla tutela della privacy e alla riservatezza dei dati.

Nelle disposizioni sull’uso dell’intelligenza artificiale in materia di lavoro, viene posto l’accento sulla finalità di migliorarne le condizioni, estendendo l’attenzione anche alla pubblica amministrazione e all’uso dell’AI nell’attività giudiziaria.

Oltre a fissare una delega al Governo in materia di dati, algoritmi e metodi matematici per l’addestramento di sistemi di AI, si pone attenzione sull’impiego dell’intelligenza artificiale per il rafforzamento della cybersecurity nazionale.

Cosa rientra nel quadro di legge

Nella legge sull’AI trova definizione la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale e viene istituito il Comitato di coordinamento delle attività di indirizzo su enti, organismi e fondazioni che operano nel campo dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale. Delinea, inoltre, ruolo e compiti delle Autorità nazionali per l’intelligenza artificiale, costituite dall’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN).

Per accelerare competitività e adozione, la legge attiva un programma di investimenti fino a un miliardo di euro a favore di startup e Piccole e medie imprese nei campi dell’IA, della cybersecurity e delle tecnologie emergenti, sostenendo trasferimento tecnologico e filiere strategiche.

I 12 profili professionali del mondo AI 

Di sicuro interesse per chi guarda alle opportunità professionali dell’AI è la norma UNI 11621-8:2026 che definisce i profili di ruolo professionale operanti nel settore dell’Intelligenza Artificiale.

La parte 8 della norma è dedicata alle attività professionali non regolamentate in ambito ICT.

Stilata nel pieno rispetto dell’AI Act e della legge sull’AI nazionale, la norma definisce profili di ruolo professionale che vanno a coprire l’intera filiera dell’Intelligenza Artificiale. Per ogni profilo sono specificati missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità, nonché indicatori chiave di prestazione (KPI).

Vediamo quali sono i 12 profili individuati dalla norma. Si parte dal Chief AI Officer, per passare al al consulente (AI Consultant), al Responsabile di Prodotto (AI Product Manager), per passare a: AI Prompt Engineer; AI Algorithm Engineer; AI Deep Learning Engineer; AI Data Engineer.

Tra i 12 profili rientrano anche: l’AI Data Scientist; l’AI Security Specialist; AI Machine Learning Engineer; AI Natural Language Processing Engineer; AI Research Scientist.

Come specifica il Dipartimento per la trasformazione digitale,

“Nel loro insieme, delineano un ecosistema professionale dedicato all’IA che spazia dalla governance strategica alla ricerca, includendo sviluppo, gestione dei dati, sicurezza e progettazione delle soluzioni.”

A chi si rivolge la norma UNI 11621-8

Lo stesso Dipartimento specifica a chi si rivolge la UNI 11621-8: all’ampio insieme di soggetti coinvolti nello sviluppo e utilizzo della intelligenza artificiale. Di questi fanno parte imprese e organizzazioni “che intendono strutturare team AI con competenze certificate”, PA e imprese impegnate nell’attuazione della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024–2026 e del Piano Triennale per l’Informatica. Rientrano in questo insieme anche le università, gli ITS e gli istituti di formazione, come pure gli organismi di certificazione che operano ai sensi della Legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate, nonché tutti i professionisti ICT che intendono qualificare o riconvertire le proprie competenze verso il settore AI.

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