Sono molteplici i punti di connessione tra AI e smart city, a partire dai servizi che possono essere abilitati dall’intelligenza artificiale, in Italia e non solo. L’ultimo studio dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano ne ha evidenziati diversi per la mobilità intelligente, per sicurezza e sorveglianza, per i servizi al cittadino, oltre che per funzioni di smart government.

Gli ambiti di utilizzo sono vari e così pure le tendenze in atto per un ulteriore sviluppo applicativo. Resta da capire quanto le amministrazioni pubbliche, italiane ed europee, siano pronte per accogliere l’AI.

AI e Smart city: la diffusione territoriale

L’Osservatorio Smart City ha fornito diversi numeri per orientarsi nella comprensione della diffusione dell’intelligenza artificiale nel settore pubblico. Intanto, in termini di penetrazione sul territorio, si contano 821 progetti AI nel settore pubblico, 394 progetti AI per la smart city nel mondo; di questi ultimi 174 sono attivi in Europa. Alcuni di questi progetti europei sono addirittura multinazionali (il 12% del totale); ci sono diversi progetti nazionali (21%), e regionali (14%), ma la maggior parte (53%) sono progetti sviluppati dai Comuni. Un elemento da porre in rilievo è la relazione tra progetti AI e città. L’adozione dell’intelligenza artificiale scala, infatti, con la dimensione: oltre l’86% dei progetti europei si concentra nei grandi centri abitati, con più di 250mila abitanti.

Gli ambiti di adozione dell’intelligenza artificiale nella PA

Per quanto riguarda l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle amministrazioni pubbliche e nei servizi urbani, il primo perimetro di sviluppo di servizi AI per smart city è la mobilità intelligente. Gestione del traffico, guida autonoma e trasporto pubblico sono i casi d’uso più diffusi. A seguire c’è lo smart government, con la digitalizzazione dei processi e i digital twin.

Controllo / videosorveglianza e ispezioni sono gli ambiti più diffusi per l’AI nella smart city. In questo caso, l’esempio è offerto dall’impiego di droni o di cani robot per ispezioni in luoghi in cui l’operatore umano non riesce ad andare oppure è pericoloso.

A seguire, chatbot, piattaforme di segnalazione e digitalizzazione dei servizi pubblici sono gli ambiti AI più sviluppati per i servizi al cittadino.

TENDENZE future di sviluppo

Cosa ci riserva invece il futuro, in tema di applicazioni AI nella smart city? L’Osservatorio ha segnalato alcuni trend interessanti. Per ora siamo ancora molto agli albori, ma nei prossimi anni prenderanno piede. Uno di questi riguarda l’Agentic AI, utile in prospettiva nella gestione autonoma della logistica e dei flussi di traffico, nonché nella manutenzione predittiva delle infrastrutture.

Un primo esempio applicativo di Agentic AI è in Ucraina, con il primo assistente nazionale basato su LLM, capace di erogare servizi direttamente in chat. Nato nel 2020 come app per vedere documenti, si è evoluto a tal punto che nel 2025 è divenuto un agente in grado di eseguire azioni come emissione certificati o la gestione pratiche, parlando con l’utente finale in linguaggio naturale.

C’è poi il Cognitive Digital Twin, evoluzione dei gemelli digitali in cui capacità di ragionamento, apprendimento continuo e visione sistemica abilitano il sistema a comprendere, anticipare e influenzare il comportamento del proprio corrispondente fisico.

Un esempio applicativo è stato sviluppato in Francia: qui il più importante operatore ferroviario nazionale ha messo a punto un digital twin cognitivo per la gestione integrata delle stazioni, simulando varie condizioni su una rete di 14mila treni giornalieri in modo da anticipare criticità e ottimizzare le operazioni in autonomia.

L’opinione dei cittadini

Detto che i servizi AI per smart city sono appannaggio dei grandi centri urbani, cosa ne pensano i cittadini della possibilità di sviluppo di tecnologie AI in ambito cittadino? L’Osservatorio Smart City ha riportato, a questo proposito, i risultati di un sondaggio con Ipsos Doxa sulla fiducia e sull’uso dell’AI: quasi metà (44%) dei cittadini residenti in Comuni superiori ai 100mila abitanti, ritiene il proprio comune impreparato. La percentuale si alza al 64% per chi vive in Comuni con meno di 5mila abitanti.

Tuttavia, va anche detto che i cittadini stessi mostrano una bassa familiarità con l’intelligenza artificiale, per lo più confinata all’uso dei chatbot più diffusi.

I benefici attesi convergono sull’efficienza; permane scetticismo su trasparenza, controllo delle politiche e partecipazione pubblica. Sono evidenziate le criticità su inclusione digitale e uso improprio dei dati personali. I Comuni si concentrano su conformità, sicurezza ed etica.

Sfide e prospettive

La sfida dell’adozione dell’AI nelle città non è solo tecnologica, ma di sistema. Serve un quadro normativo, oggi esistente con l’European AI Act e con le linee guida sull’Intelligenza artificiale dell’AGID – Agenzia per l’Italia Digitale. In questa combinazione virtuosa normativa e tecnologica sarà possibile creare i giusti presupposti per un impiego responsabile e diffuso dell’intelligenza artificiale a servizio dei cittadini.

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