Stefano Calvagna, 45 anni, Regista, Sceneggiatore e Attore.
Niccolò Calvagna, Attore. 9 anni e 11 film.
Loro la città la vorrebbero così…

Stefano
Il Quentin Tarantino italiano

Negli anni ’90 va in onda anche in Italia la serie Beverly Hills 90210.
Inizia così la carriera di Stefano: a Los Angeles, partecipando come assistente alla regia.

Negli anni successivi scrive ed interpreta film ispirati a fatti di cronaca. Alcuni lo definiscono “Quentin Tarantino italiano”.

Dal 1999, anno del suo primo film, ad oggi ha inanellato una serie di film e premi, girati in Italia e all’estero.
Nemmeno un periodo buio della sua esistenza, legato ad un noto fatto di cronaca, gli impedisce di girare film: a Roma, nella palestra più grande d’Europa,17.000 mq, gira il film autobiografico Cronaca di un assurdo normale.

Nel 2014 gira Non escludo il ritorno, uno dei suoi più grandi successi dedicato all’ultima parte della vita di Franco Califano. Una vita avventurosa e non sempre facile, passata tra tante città italiane ed estere.

Nico
La promessa del cinema italiano

“Piacere, Niccolò”. Stringe la mano con decisione guardandoti negli occhi. In pochi istanti intrattiene gli astanti con episodi vissuti sul set. E’ un piacere ascoltarlo. Ha 9 anni, 11 film all’attivo.

Niccolò è una delle più giovani promesse del cinema italiano. Passa la sua vita tra set, scuola e famiglia. E’ un ragazzino curioso, simpaticissimo e molto maturo per la sua età. Carineria ed educazione da “Piccolo Lord”.

Sarà presto su Rai 1 con la fiction “Il sistema”, dove interpreta il figlio del protagonista Claudio Gioè.

A marzo lo vedremo nel film “Un nuovo giorno” dove interpreta il protagonista bambino.
Mentre lo intervisto, sta girando la fiction “Chiara” con Anna Valle dove è protagonista.

Come dovrebbe essere per loro una città smart?

Sicurezza, mobilità, spazi per bambini e…

Stefano

 ste

Il set della tua vita è un insieme di tante città lontane e differenti tra loro. Quando una città migliore di un’altra?

Le città si rendono migliori quando trovo un imprinting positivo immediato con il tratto tra un aeroporto o un ingresso in città, se sono in Italia, fino all’hotel dove alloggerò.
Noto gli sguardi delle persone, i palazzi, il loro traffico e il modo di approcciarsi con il prossimo.
Se sento delle emozioni e sensazioni positive, mi viene voglia subito di provare ad andarci ad abitare, anche solo per poco tempo. Ho sempre amato cambiare posti e vivere situazioni diverse con usi e costumi magari differenti.
Mi succede spesso quando vengo a Milano, mi viene voglia di tornarci a vivere anche solo per un anno, come feci nel 2000 quando ero regista di “Vivere”.

Il concetto di Smart City è articolato e complesso. Ma tutto ruota intorno al “vivere meglio” in ambito urbano. Cosa rende una città intelligente, e quindi più vivibile?

Una città si rende intelligente e più vivibile, quando si riesce a trovare un giusto compromesso tra la bellezza dei luoghi e posti da frequentare, e una giusta organizzazione dal punto di vista dei parking e del traffico.
Una città che ti mette a disposizione delle alternative di mobilità, educandoti ad usufruirne.

Un altro aspetto importante è la sicurezza.
Ho ammirato a suo tempo il sindaco di New York Rudolfh Giuliani, il quale diede un distintivo uno stipendio e una divisa con tanto di pistola a criminali veri del Bronx fino ad arrivare a quelli di Harlem. Li ha riabilitati dando loro una possibilità. Soluzione vincente ed intelligente, che ha permesso a NEW York di non essere solo Manhattan, ma di far arrivare i turisti anche nelle zone malfamate di Harlem a seguire una messa Gospel senza aver nessun tipo di problema.

La tecnologia è la protagonista principale del passaggio dalle città attuali alle future città smart. Come la tecnologia migliora la tua vita di cittadino?

Migliora la vita quando viene utilizzata in modo intelligente e costruttivo.
Quello che invece non amo, è il coinvolgimento estremo di Social Network alla portata di tutti anche nei momenti privati. Vedi gente che esce con la propria donna e tutti e due sono tutta la sera fissi sul proprio Smartphone.
Sono un nostalgico del telefono grigio con la rotella per fare i numeri.
In alcune case mettevano addirittura il lucchetto. Quando squillava alle 20.30 si correva con mio fratello con il classico “è per me!” perché entrambi aspettavamo la telefonata della ragazza. Poi alla fine era mia zia.

Niccolò

Nico

Sei un giovanissimo artista che vive spesso lontano da casa. Cosa rende più bella una città rispetto ad un altra?

Mi piacciono le città di inverno anche quelle con il mare, anzi soprattutto. Sono felice quando c’è il freddo. Mi piace vedere i cinema di città diverse e non ne manco uno quando finisco le riprese.
Non mi piacciono le città che non hanno spazi per i bambini e per il cinema

Segui la scuola quando sei a casa e lei tu segue nelle città in cui vai a recitare. So che ti piace, e che te la cavi alla grande. Ma se si potesse migliorare qualcosa nella scuola del futuro, cosa miglioreresti?

La cosa che migliorerei nella scuola è il fatto dei troppi compiti, soprattuto durante le vacanze.
Io penso che si possa avere a scuola uno spazio al pomeriggio per poter studiare il giusto, senza portarsi i compiti a casa. 
Poi dimezzerei della metà quelli delle vacanze. Un altra cosa che non mi piace, è quando si picchiano i bambini, sia da parte delle maestre sia per il bullismo.

Nel 2026 vivrai in una Smart City. “Smart” significa, per esempio, che in quella città vivrai, respirerai, girerai, lavorerai e studierai meglio di quanto oggi possiamo fare io e il tuo papà. Se potessi già adesso rendere la tua città, Roma, più intelligente, quali sono le 3 cose che cambieresti?

La prima cosa che eliminerei sarebbe l’As Roma calcio.
La seconda è che eliminerei tutti quelli che delinquono di qualsiasi nazione o religione siano.
La terza è che vorrei più spazi per far divertire noi bambini.

“Sono un nostalgico del telefono grigio con la rotella per fare i numeri. In alcune case mettevano addirittura il lucchetto. Quando squillava alle 20.30 si correva con mio fratello con il classico “è per me!” perché entrambi aspettavamo la telefonata della ragazza. Poi alla fine era mia zia”

Write A Comment