Uno spettro è comparso nelle aziende ed è quanto mai reale: si chiama Shadow AI. È un fenomeno che ha che fare con l’intelligenza artificiale e ha una certa ampiezza. Rappresenta un rischio crescente per la cybersecurity ed è diventata una pratica diffusa a tutti i livelli dell’organizzazione, compresi i vertici aziendali.

Secondo le evidenze di un report di IBM, Shadow AI implica 670mila dollari di spese aggiuntive al costo medio di una violazione a livello globale (pari a 4,4 milioni di dollari).

Shadow AI: cos’è e perché rappresenta un rischio

Con il termine Shadow AI s’intende l’utilizzo non autorizzato di strumenti e sistemi di intelligenza artificiale da parte di individui all’interno di un’organizzazione. Questo implica che tali strumenti non sono monitorati o controllati direttamente dal dipartimento IT o di sicurezza centralizzato. È una pratica che espone a più ampi rischi informatici come violazioni dei dati e della sicurezza.

Da quanto riporta il “Cost of a Data Breach Report“ di IBM, il 97% delle organizzazioni che hanno subito una violazione della sicurezza legata all’AI afferma di non disporre di adeguati controlli di accesso a sistemi di intelligenza artificiale. Tra le 600 organizzazioni analizzate dall’istituto indipendente Ponemon Institute, il 63% ha rivelato di non avere in atto politiche di governance dell’AI per gestirla o impedire ai dipendenti di utilizzare sistemi di artificial intelligence non autorizzata. Come sottolineano gli stessi autori, a proposito della Shadow AI:

“Questa lacuna nella supervisione dell’AI sta comportando costi finanziari e operativi elevati”.

Gli incidenti di sicurezza legate alla Shadow AI hanno portato alla compromissione di un maggior numero di informazioni personali (65%) e di proprietà intellettuale (40%) rispetto alla media globale (rispettivamente 53% e 33%).

Un fenomeno ormai diffuso anche nelle imprese europee

Se i dati IBM fotografano l’impatto sulla sicurezza informatica, una ricerca di Sharp Europe mostra quanto il fenomeno sia ormai radicato nella quotidianità delle imprese europee. Quest’ultima ha coinvolto 2.500 vertici di Piccole e medie imprese in 10 mercati europei, ha evidenziato che la shadow AI è diventata una pratica diffusa a tutti i livelli dell’organizzazione, vertici compresi.

Da quanto risulta: il 44% dei leader aziendali utilizza l’AI per apparire più competente sul lavoro, senza dirlo ai colleghi; il 45% dei dipendenti si iscrive a strumenti di intelligenza artificiale all’insaputa del management; il 37% dei dirigenti ha utilizzato l’AI in un progetto senza rivelarlo al proprio team.

La ricerca mette in luce una questione: molte aziende hanno sì investito in soluzioni di AI, ma senza curare le condizioni perché il loro uso sia svolto in condizioni di sicurezza. Ciò si evidenzia da altri dati dell’indagine, secondo cui più di un terzo dei dirigenti sondati (35%) afferma di non avere sufficiente sicurezza tecnica, il 35% non si fida completamente dei risultati dell’AI e il 33% teme che un utilizzo visibile dell’intelligenza artificiale mini la propria autorità.

Dalla stessa ricerca, emerge una consapevolezza di fondo, ammessa dal 31% dei leader aziendali, che riconosce già il rischio. Il vero lavoro consiste nel colmare il divario tra il riconoscimento del rischio e l’adozione di misure concrete.

Il problema non è l’AI, ma la sua gestione

Ciò che emerge dai due report è che il problema non è l’intelligenza artificiale in sé, ma il modo in cui viene introdotta e governata nelle organizzazioni. L’assenza di regole, processi e consapevolezza favorisce infatti il ricorso a strumenti non autorizzati, aumentando l’esposizione ai rischi informatici.

La risposta, quindi, non consiste nel limitare l’uso dell’AI, ma nel creare una cultura aziendale che ne promuova un utilizzo sicuro e responsabile. Una gestione efficace parte dalla conoscenza di dove viene utilizzata l’intelligenza artificiale, da chi e con quale impatto sui processi aziendali.

In questo contesto, la formazione rappresenta uno dei principali strumenti di prevenzione. Il 60% dei dipendenti afferma che un apprendimento pratico favorirebbe un maggiore utilizzo dell’intelligenza artificiale, a conferma del fatto che competenze e consapevolezza sono il primo presidio contro la Shadow AI.

Governare l’AI per proteggere dati e innovazione

Dall’altra parte, sempre più aziende impiegherà strumenti per governare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Secondo Gartner, entro il 2028 oltre il 50% delle aziende utilizzerà piattaforme di sicurezza per l’AI al fine di proteggere l’utilizzo di servizi di IA di terze parti e le applicazioni personalizzate, rispetto a meno del 10% nel 2025, in risposta al crescente rischio dell’”AI ombra”, di fughe di dati e di un uso improprio dei sistemi dell’AI.

La Shadow AI non si combatte vietando l’intelligenza artificiale, ma rendendone l’utilizzo sicuro, governato e accessibile. Quando i dipendenti ricorrono a strumenti non autorizzati, il rischio non è la tecnologia in sé, bensì la perdita di controllo sui dati aziendali, sulla proprietà intellettuale e sul rispetto delle policy interne. Per questo le organizzazioni devono mettere a disposizione strumenti AI affidabili, affiancati da regole chiare, formazione e un efficace sistema di governance. Solo così sarà possibile coniugare innovazione, produttività e protezione del patrimonio informativo.

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