Si chiama robotica innovativa ed è il risultato della convergenza, sempre più forte, tra robotica e intelligenza artificiale. Apre nuovi fronti applicativi, che spaziano dall’industria alla medicina, dall’assistenza all’intrattenimento. Riguarda la progettazione, produzione e gestione di sistemi robotici capaci di operare in collaborazione con esseri umani e altri robot.

È un ambito su cui si comincia a prevedere un forte interesse di mercato. Se si considera l’ambito industriale, tra chi investirà nel prossimo triennio (2026-2028), il 68% prevede spese in soluzioni di robotica nello specifico per l’anno in corso. Tra chi deciderà di farlo, il 29% dedicherà parte del budget in maniera specifica alla robotica innovativa. Lo ha messo in evidenza l’Osservatorio Innovative Robotics, del Politecnico di Milano, specificando che il mercato della robotica ha raggiunto nel 2025 i 3,5 miliardi di euro.

Il mercato italiano della robotica vale 3,5 miliardi

Attualmente il 28% delle imprese italiane impiega soluzioni robotiche, soprattutto nel settore manifatturiero. Secondo l’Osservatorio Innovative Robotics, nel 2025 il mercato della robotica in Italia vale 2,2 miliardi di euro considerando esclusivamente gli investimenti in conto capitale, cifra che sale a 3,5 miliardi di euro includendo anche le spese operative. La spesa media annua sostenuta dalle aziende italiane per la robotica ammonta a 456 mila euro. Le prospettive indicano inoltre una crescita dell’adozione fino al 36% delle imprese entro il 2028, sostenuta dalla profonda evoluzione del settore resa possibile dall’intelligenza artificiale: tra le aziende che prevedono di investire nel 2026, il 29% intende destinare risorse a robot di nuova generazione capaci di integrare AI, sensori avanzati e sistemi di apprendimento continuo.

dalle soluzioni tradizionali alla robotica innovativa

L’adozione della robotica sta accelerando, ma è trainata da due forze divergenti: da un lato, le grandi aziende che investono pesantemente in soluzioni tradizionali per l’efficienza; dall’altro, un crescente interesse per la robotica innovativa (cobot, AMR, umanoidi) che però si scontra con una barriera critica: la difficoltà di giustificare l’investimento (business case) e l’assenza di un quadro normativo. Sebbene i settori maturi come l’automotive dominino la spesa attuale, i trend di crescita più significativi provengono da settori emergenti come sanità, aeronautica e difesa, che spingono verso l’innovazione. La sfida principale non è più solo tecnologica, ma strategica ed economica. Si sta scommettendo sulla sperimentazione in aree innovative oggi perché, nonostante i costi e l’incertezza, costruirà un vantaggio competitivo incolmabile quando la tecnologia e le normative matureranno.

Da qui si spiega l’interesse verso la robotica innovativa, dove l’integrazione con l’intelligenza artificiale, in particolare con gli sviluppi dei Large Language Models, elevando la capacità di rilevamento e di apprendimento avanzato, permettono ai robot di adattarsi, ragionare e interagire per affrontare compiti finora affidati agli esseri umani.

Elementi di traino e contingenze

La robotica, in particolare la robotica innovativa, caratterizzata da una predisposizione alla collaborazione con l’umano, entra in gioco sospinta dall’innovazione tecnologica anche per colmare un gap crescente: la diminuzione della popolazione attiva, che comporta minore disponibilità di risorse umane, spingendo le imprese a ricorrere alla robotica e all’automazione per mantenere produttività e qualità.

L’aumento della produttività e del valore aggiunto è essenziale per la competitività. La robotica consente cicli più rapidi, riduzione degli errori e scalabilità.

Nel novero delle intenzioni di investimento per il triennio 2026-2028, si nota una predisposizione per le soluzioni innovative: per i robot collaborativi (cobot) si passerà da un tasso di adozione attuale del 25% a un interesse per i prossimi tre anni pari al 34%.

Lo stesso trend in crescita lo si nota anche per gli Autonomous Mobile Robot (AMR, dal 24% attuale al 30% nel 2026-2028) e per i robot umanoidi (dal 3% all’11%).

Il mercato attuale è per certi versi ancora limitato, per questioni normative la cui evoluzione sarà basilare per far crescere il sistema. intanto però si notano già alcuni segnali prospettici: la crescita avrà due motori, ovvero la tecnologia hardware e software in evoluzione, e nuovi ambiti applicativi. Si apriranno nuove competenze e le sperimentazioni attuali costituiranno la base per la disruption di domani.

Il ruolo delle startup

La tendenza all’innovazione si nota nello specifico nelle startup. L’Osservatorio ne ha mappate 493, a livello mondiale, che possono contare su un finanziamento complessivo superiore a 7,3 miliardi di dollari, con 455 robot progettati e 103 software sviluppati. Il 2% delle startup ha sede in Italia e ha raccolto l’1,63% dei finanziamenti totali.

Se gli AMR e i manipolatori robotici tradizionali dominano per numero di startup attive, sono i cobot e soprattutto gli umanoidi ad attrarre i maggiori capitali.

robotica innovativa, physical AI…

L’intelligenza artificiale che conosciamo è di tipo digitale. Oggi l’AI si incorpora in una macchina ed è da qui che si comincia a parlare di Physical AI, un ulteriore segmento della robotica innovativa. Come ha spiegato Paolo Rocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovative Robotics:

Questo vuol dire che la macchina dev’essere in grado di percepire l’ambiente, comprendere le leggi della fisica e quindi agire sull’ambiente in modo da modificarlo secondo quanto l’intelligenza artificiale e la percezione suggeriscono”.

Quali sono gli abilitatori tecnologici di questa trasformazione? Sono tre. Da un lato la percezione potenziata. “Oggi abbiamo la possibilità di utilizzare strumenti che vanno da telecamere, a Lidar, a sensori tattili, in particolare il senso del tatto, estremamente importante, nella percezione dell’ambiente, la capacità di processare queste informazioni in modo autonomo». Inoltre, si può contare su capacità di manipolazione, navigazione, «quindi la possibilità di adottare e implementare» delle attitudini primitive «di manipolazione estremamente sofisticate che consentono a questi robot di manipolare, per esempio, oggetti flessibili, proprietà sconosciute in precedenza». Si sta evolvendo verso una comprensione semantica della realtà, ovvero il robot che dà significato a quello che vede, lo mette in relazione ad altri oggetti che trova sulla scena e autonomamente è in grado di determinare una sequenza di azioni che portano la scena vista dal robot verso la scena che l’operatore, il programmatore in qualche modo ha indicato.

… e digital twin

Per imparare, il robot viene addestrato attraverso simulazioni virtuali. A questo proposito si parla di digital twin, di simulazioni estremamente complesse, grazie a software estremamente sofisticati.

Quali sono i vantaggi attesi di un’intelligenza artificiale fisica? L’adattamento alla variabilità. «Non c’è più bisogno che i pezzi con cui il robot deve interagire siano in posizioni fisse predeterminate», ha specificato Rocco.

Gli spazi che si creano in medicina e negli ambiti di cura

“La robotica innovativa sta estendendo il proprio perimetro «verso i luoghi di cura, gli spazi pubblici e i servizi alla persona», ha affemato Elena De Momi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovative Robotics, studiosa di applicazioni nel settore medico della robotica. Sono due i principali driver per robotica e AI in ambito medico: l’invecchiamento della popolazione e la carenza di professionisti. Nel primo caso, si è ricordato, entro il 2050 una persona su sei avrà più di 65 anni, con un raddoppio di persone anziane rispetto a oggi. Ciò comporta un forte incremento della spesa sanitaria. Dall’altra, mancano medici, infermieri, assistenti. La domanda medico-assistenziale in crescita e la forza lavoro in calo creano ampie opportunità per l’impiego di intelligenza artificiale, robotica, automazione e sanità digitale.

Da qui si aprono prospettive in termini di robotica: per la riabilitazione; per l’assistenza di pazienti fragili o inabili; per la logistica sanitaria. A questi si aggiunge la robotica chirurgica.

Dai robot umanoidi al ruolo dell’intelligenza artificiale

Sulla scena prendono piede i robot umanoidi, utili e già impiegati nell’interazione con i pazienti, in centri di riabilitazione per la riabilitazione cognitiva. Possono fornire supporto e accompagnamento fisico ai pazienti in ospedale. Alcuni scenari futuri ipotizzano umanoidi in sala operatoria al posto del chirurgo.

Da qui si possono andare a prefigurare gli sviluppi che vedranno AI e robotica innovativa impiegati negli ospedali, sempre più concepiti come centri clinici digitali, con sanità territoriale e distribuita.

L’intelligenza artificiale sarà utile per il coordinamento risorse, gestione flusso pazienti e manutenzione predittiva. L’obiettivo finale sarà quello di contare su un’assistenza medica più efficace, human-centered, che migliori l’offerta sanitaria complessiva.

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