Sempre più aziende considerano l’intelligenza artificiale strategica. Il 94% degli amministratori delegati continuerà a investire nel 2026 anche se non darà i suoi frutti. Gli investimenti aziendali in AI sono stimati al raddoppio nell’anno in corso rispetto al 2025. È ciò che mette in rilievo il report AI Radar 2026, realizzato da Boston Consulting Group, riportando diversi dati che fanno intuire come l’impiego della artificial intelligence sia ormai imprescindibile per le strategie aziendali, a cominciare dai Ceo. Dal campione d’indagine, condotta a livello globale, su 2360 top manager, il 72% dei chief executive officer dichiara di essere il principale decisore sull’AI, percentuale raddoppiata rispetto allo scorso anno, mentre il 50% afferma che la propria stabilità professionale dipende dalla capacità di “far funzionare” l’AI.
Crescono gli investimenti sull’AI: l’intelligenza artificiale è strategica
Uno dei principali elementi dell’intelligenza artificiale strategica nei piani aziendali è offerto dagli investimenti. Se nel 2024 veniva investito lo 0,6% dei ricavi e l’anno successivo si è passati a 0,9%, nel 2026 si prevede raggiungerà quota 1,7%: gli investimenti, quindi, sono stimati in raddoppio rispetto all’anno precedente e addirittura triplicati se li si confronta col 2024.
Guardando alla visione dei Ceo, il campione dell’indagine BCG rivela che l’82% di essi è più ottimista sul potenziale del ritorno sugli investimenti dell’AI quest’anno rispetto all’anno scorso.
Se si considera l’analisi dal punto di vista geografico, il 61% dei Ceo in Europa si dichiara fiducioso che l’AI genererà valore. È una percentuale più elevata rispetto a quella negli Stati Uniti (52%), ma più contenuta rispetto al contesto asiatico, in particolare in India (76%), ma anche in Cina (73%, comprendendo anche Hong Kong e Taiwan), Giappone (70%) e persino rispetto a Medio Oriente e Africa (63%).
La forza degli agenti AI
Gli AI agent rappresentano gli elementi più significativi di questa rinnovata visione dell’intelligenza artificiale. Il 90% dei Ceo ritiene che gli agenti AI consentiranno alle loro organizzazioni di registrare un ritorno sugli investimenti misurabile nel 2026. I vertici aziendali hanno dichiarato di puntare, per il 2026, più del 30% dell’investimento complessivo della loro organizzazione sull’AI agentica, che sta assumendo molteplici ruoli, cambiando il modo in cui le aziende organizzano il lavoro.
A confermare la crescente considerazione, e voce di spesa dedicata agli agenti AI, c’è anche un’analisi di IDC, secondo cui, entro il 2029 il 26% della spesa IT globale sarà destinata all’intelligenza artificiale, spinta in particolare dall’ascesa dell’Agentic AI. È una trasformazione profonda e rapida: tra il 2025 e il 2029, la spesa in AI crescerà a un ritmo del 31,9% all’anno, raggiungendo 1.300 miliardi di dollari a fine periodo. Di questi, 609 miliardi saranno generati solo dalla Generative AI.
Il ruolo dell’AI in azienda: assistente, ma anche coach, mentore e collega
Alla domanda “In che misura le applicazioni di intelligenza artificiale occupano i seguenti ruoli per le persone nella tua area funzionale?”, la voce principale (61%) va all’AI come assistente. È anche vista come coach (42%), mentore (36%) e collega (35%).
Diventa sempre più evidente che l’intelligenza artificiale è strategica. Lo si nota anche dal fatto che la maggior parte (58%) delle principali organizzazioni si aspetta un cambiamento nella governance e nei diritti decisionali grazie all’AI. Con la crescente autonomia dei sistemi di artificial intelligence, i vertici aziendali devono sviluppare strutture di governance adattabili.
Le principali preoccupazioni
Per quanto riguarda la visione dei rischi e dei maggiori timori in tema AI, data privacy e rischi per la cybersecurity si confermano, anche se in calo, gli elementi di principale preoccupazione (per il 53% dei rispondenti): vengono prima dei timori sulla mancanza di controllo o comprensione delle decisioni relative all’AI (41%) e le sfide normative o di conformità (39%). A crescere sono i timori di fallimento tecnologico (38% cresciuto di 6 punti percentuali rispetto al 2025) e le preoccupazioni sull’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale (17%, + 10 p.p. rispetto al 2025).
Alla domanda sull’AI agentica, la maggioranza (59%) dei top manager sondati la considera sia una minaccia sia un’opportunità.

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