Lo sviluppo dei data center in Italia è un’opportunità di mercato che potrebbe valere, nel 2025-2030 tra i 12 e i 30 miliardi di euro, ma che nel decennio successivo potrebbe raggiungere i 165 miliardi di euro. La previsione è contenuta nel documento “Data Center e sistema-Paese: l’alleanza per la crescita Roadmap per uno sviluppo sinergico”, curato dalla Community Data Center Italia di TEHA Group – Ambrosetti, che ha svolto un’analisi sulle potenzialità nazionali su uno degli ambiti a maggiore sviluppo su scala globale.

Le infrastrutture digitali sono viste come l’unica leva per riqualificare aree dismesse, accelerare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e generare migliaia di posti di lavoro. Ma occorre ragionare come un ecosistema.

Lo sviluppo globale e il fattore AI

A livello mondiale, tra il 2026 e il 2030 si prevede saranno aggiunti quasi 100 GW di nuovi data center, raddoppiando la capacità globale, stima JLL. Nel suo 2026 Global Data Center Outlook predice un’ulteriore crescita entro il 2030 di capacità globale dei data center: potrebbe raggiungere i 200 GW. Questa rapida crescita sarà trainata in gran parte dall’espansione del cloud hyperscale e dalla domanda di intelligenza artificiale.

Sempre secondo JLL, da qui a fine decennio, l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare la metà di tutti i carichi di lavoro, con l’inferenza che ne diventerà il motore principale. Nel 2025, ha rappresentato solo circa un quarto di tutti i carichi di lavoro dei data center. Il fattore AI sarà determinante anche per lo sviluppo dei data center in Italia.

Come ha affermato nel corso della presentazione del paper, Alessandro Viviani, Associate Partner di TEHA Group:

«l’intelligenza artificiale sta rimodellando radicalmente la domanda di infrastrutture. Questo trend, unito alle necessità di sicurezza e ammodernamento delle infrastrutture on-premise, abilita modelli di sviluppo ibridi e distribuiti (hybrid-cloud, edge, ai factory) complementari ai grandi hub. Per attivare una reale diffusione territoriale, è fondamentale comprendere quali sono le dinamiche di sviluppo dei data center».

L’opportunità dei data center in Italia

Tornando allo sviluppo dei data center in Italia, è importante ragionare sulle opportunità che potrebbe offrire al sistema nazionale. Le previsioni della Community Data Center TEHA mostrano un margine ampio: lo si nota, in particolare, guardando alle stime di crescita attese nel 2030-2040: il valore è compreso tra i 38 e i 165 miliardi. Una forchetta ampia, che non dipende dal mercato, ma dalla capacità del Paese di attirare investimenti, ma anche sviluppare determinate condizioni (o sinergie, di cui tratteremo di seguito) per non perdere un’opportunità unica.

È bene segnalare alcuni elementi. Il primo è che l’Italia sta accelerando per colmare il gap con i mercati maturi. In particolare, Milano e il suo hinterland, hanno tutti gli elementi per posizionarsi tra le principali aree, al pari di Londra e Francoforte. “La crescita della capacità IT a Milano è sostenuta da una solida pipeline e dall’investimento degli hyperscaler, cruciali per la transizione digitale del Paese, ma il mercato maturerà anche nel segmento della colocation”, si evidenzia nell’analisi. La crescita del territorio adiacente Milano è una condizione necessaria per trainare la crescita su scala nazionale dei data center.

Dall’alleanza pubblico-privato alla valorizzazione delle imprese

C’è bisogno di un’alleanza tra pubblico e privato, ma è anche necessaria una visione diversa, che guardi ai data center non come un ostacolo, ma come una risorsa, oltre che come opportunità di investimento anche sulle fonti energetiche rinnovabili. A questi elementi, va aggiunta anche una necessità di aggregare gli attori industriali, spesso frammentati.

Oltre a snellire le procedure amministrative, è bene puntare su una visione quanto più improntata alla sostenibilità. A tal proposito, è bene pensare allo sviluppo dei data center innestato in piani di recupero di aree industriali dismesse, minimizzando l’uso di nuovo suolo e favorendo bonifiche coerenti con la destinazione d’uso specifica.

Alle raccomandazioni territoriali, che guardano a uno sviluppo dei data center capace di evitare problemi alla rete, ci sono poi quelle industriali, consolidate nella raccomandazione “Risposta Italia” finalizzato a rafforzare la capacità competitiva delle imprese nazionali, valorizzandone il ruolo di qu radicate sul territorio. Questa iniziativa deve mappare le competenze, guidare l’adozione di standard globali e

“favorire l’incontro tra la filiera nazionale e i procurement dei grandi sviluppatori, creando un vantaggio reciproco”.

Tre sinergie per un obiettivo dei data center in Italia

Il paper della community Data Center TEHA illustra tre condizioni imprescindibili necessarie per promuovere la diffusione dei data center in Italia, sotto forma di sinergie.

La prima direttrice è la sinergia territoriale. Occorre passare dalla opposizione locale alla comprensione dei benefici offerti dal data center quali “motore di riqualificazione urbana e industriale”. Nello specifico, TEHA raccomanda di inserire nei procedimenti autorizzativi corsie preferenziali per i progetti che già adottano i più alti standard e che generano i maggiori benefici sistemici.

C’è poi necessità di sinergia infrastrutturale, che superi i colli di bottiglia causati dai vincoli della rete elettrica e promuovendo il modello “Data & Energy Hub”, ovvero infrastrutture capaci di autoproduzione e accumulo energetico che diventano risorse di flessibilità per la rete.

Una terza direttrice è costituita dalla sinergia Industriale. “L’Italia vanta una filiera manifatturiera ed ingegneristica di eccellenza, ma spesso troppo frammentata per competere sui grandi progetti globali”, segnalano gli autori del documento, auspicando l’aggregazione e la creazione di “Campioni di Filiera” capaci di garantire la massa critica richiesta dagli attori internazionali.

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